San Giorgio in Braida: chiesa ricca di capolavori cinquecenteschi

San Giorgio in Braida a Verona in riva all'AdigeSan Giorgio in Braida si trova sulla riva sinistra dell’Adige, in prossimità delle mura vicino a  Porta Trento ed è il capolavoro del rinascimento veronese. Proprio a causa della sua posizione, la sua storia è intrecciata alle vicende militari della città. La chiesa ospitò guarnigioni di soldati e fu teatro di un drammatico scontro tra Francesi ed Austriaci nel 1805: i segni delle fucilate di allora sono ancora visibili sulla casa a lato della chiesa che ora ospita la canonica.

La chiesa di San Giorgio in Braida è detta così dal termine tedesco “breit” (campagna aperta, spiazzo erboso) come testimoniano i giardini che la circondano, ma nel secolo scorso, fino a prima della grande alluvione del 1882, era circondata da un quartiere molto popolare fatto di piccole e povere case, che sparirono dopo la sistemazioni degli argini.

San Giorgio in Braida sorge su un preesistente luogo di culto che risale all’ottavo secolo e subì nel tempo vari rifacimenti di cui restano alcune tracce.

Della chiesa attuale non si conosce con certezza l’autore, ma sicuramente subì l’intervento del Sammicheli, il grande architetto cinquecentesco  veronese,  per quanto riguarda la bellissima cupola con lanterna che caratterizza uno dei più suggestivi scorci di Verona, e il  campanile. La splendida facciata, chiaramente rinascimentale verrà completata solo nel 1741.

il martirio di San Giorgio di Paolo VeroneseL’interno di San Giorgio in Braida, sempre del Sammicheli, propone un’unica ampia navata con cappelle laterali e custodisce il meglio della pittura veneta del cinquecento: opere di Girolamo dai Libri, Tintoretto, Paolo Farinati e la pala dell’altare maggiore che raffigura, in una mirabile composizione di Paolo Veronese, il Martirio di San Giorgio.

Questa elegante chiesa rivela anche un inaspettato aspetto di religiosità popolare: in una piccola cappella si trova una miracolosa immagine di Gesù che porta la croce dipinta con l’erba, probabilmente opera di un soldato di una guarnigione; accanto una ricca collezione di 140 ex-voto proprio di questo “Cristo di Erba” a testimonianze della grande devozione popolare a questo dipinto.

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